
Un piccolo trucco per riuscire a fare tutto
Molto spesso ci sentiamo sopraffatti dalle mille cose che dobbiamo fare: devo …

Chi detiene il potere come lo esercita? La parola potere ci richiama spesso alla mente l’idea di prevaricazione, di autoreferenzialità, di decisioni e azioni volte a mantenere uno status quo, i propri personali privilegi, spesso a discapito di altre persone, costrette a subire le stesse decisioni e azioni.
Anche il raggiungimento di alcuni ruoli, sia nella pubblica amministrazione sia nel privato, pare a volte orientato alla conquista, oltre che di vantaggi economici, di un’identità da esibire, di un riconoscimento sociale, del piacere di essere temuti o invidiati, a seconda delle circostanze.
Spesso le aziende sono governate con sistemi che esasperano il controllo e reprimono qualsiasi tentativo di cambiamento. Anche quando a parole si dichiara il contrario, in realtà non è consentito modificare schemi consolidati di comportamento, anche se ormai largamente superati, non più efficaci rispetto al raggiungimento dei risultati aziendali, ma puramente funzionali al mantenimento del potere di poche persone.
Si sente sempre parlare di gestione del personale, ma se le persone anziché gestirle si provasse a rispettarle, a valorizzarle, a coinvolgerle negli obiettivi aziendali, in un processo di sviluppo condiviso in cui ci sia spazio per l’ascolto e per la crescita personale e professionale di ognuno? Quando le persone stanno bene sul luogo di lavoro e si sentono apprezzate per il loro contributo, lavorano meglio e ottengono maggiori risultati, si sentono orgogliose, responsabili e pronte a dare il meglio di sé per il raggiungimento degli obiettivi.
Mi piace pensare al potere nel suo significato di essere in grado, cioè di avere le capacità, la volontà e la determinazione ad agire in vista della realizzazione di uno scopo, di una visione chiara del futuro desiderato, che tenga conto del benessere delle persone coinvolte.
Una visione sistemica è oggi più che mai necessaria, chi ha un ruolo di guida deve evitare di reagire agli stimoli esterni e ai problemi contingenti prendendo decisioni dovute all’ansia del momento, ma deve immaginare un futuro possibile che tenga conto di tutte le variabili in gioco, con la consapevolezza che ogni decisione porta degli effetti sull’intera organizzazione e che questi devono essere considerati, per il bene di tutti e alla fine anche del proprio.